26/05/13

Sex Pistols, atto finale: Il tribunale

Diario 13-1-86: Un mite lunedì invernale. Gli edifici del Palazzo di Giustizia sono quasi deserti. ll caso Sex Pistols è comparso nella lista dei dibattimenti senza alcun preavviso: numero 229/84, Lydon contro Glitterbest Ltd. procedimento e domanda riconvenzionale al 264/85, McLaren e altri contro Lydon e altri. Una complessa sequenza di emozioni e ormai ridotta a un numero d’archivio; soltanto un particolare in un processo vecchio e lento che, sebbene decisivo, e lontano anni luce dagli eventi in discussione. Oggi qui viene rescissa la relazione decennale fra John Lydon e Malcolm McLaren: una relazione cosi intensa che non soltanto ha istigato il successo dei Sex Pistols, ma conteneva altresì la loro distruzione. La scena fuori dall’aula è assolutamente teatrale. Scopo legale del procedimento è risolvere la disputa durata otto anni tra ]ohn Lydon e Malcolm McLaren; i due sono talmente paranoici da rendere pedine, o semplici comparse, gli altri ex Pistols. Il primo processo, svoltosi tra febbraio e marzo 1979, durò cosi a lungo, e le parti in causa furono cosi intransigenti, che il giudice se ne chiamò fuori e nominò una terza parte in causa incaricandola di amministrare la Glitterbest e dunque gli affari dei Sex Pistols. Un contabile venne imputato di irregolarità amministrative. Il fiduciario accumulò denaro, ma non fece fruttare il patrimonio. Era una situazione che non giovava a nessuno e nel 1984 Lydon aveva intrapreso un’azione legale ora giunta infine in tribunale. Questa è dunque l’occasione per una decisione definitiva, abbastanza importante da spingere i due protagonisti principali al tragitto aereo da Los Angeles verso questo poco invitante scenario dickensiano. Fuori dall'aula non c’è quasi nessuno: un paio di cronisti giudiziari e la signora Beverley attendono pazientemente seduti. Lei ha l’aria di chi è pratica della situazione. Entra in campo McLaren, con un aspetto da spaventapasseri, e i capelli rossi arruffati e abito scuro, asserragliato a un’estremità dell’androne gotico vittoriano, un avvocato togato e alcuni procuratori di settore gli fanno capannello intorno. Appena prima che inizi la sessione, alle undici in punto, Lydon fa il suo ingresso con passo deciso, indossando un ampio soprabito bianco anni Cinquanta e calzoni larghi di flanella, i capelli intrecciati in arancioni gomitoli rasta: un’entrata da divo. Ignorando McLaren, occupa lo spazio più vicino all'aula con la sua squadra di avvocati, scambiando alcune parole con Anne Beverley ed entrando rapidamente quando l’aula viene aperta. Dentro, una serie di panche parallele stanno di fronte al giudice Mervyn Davies. Lydon dimostra la propria disinvoltura sistemandosi in prima fila, proprio davanti al magistrato, come un secchione; le due file posteriori sono occupare dagli avvocati con le loro spesse cartelle arancioni. McLaren e il suo procuratore legale, Howard Jones, sono seduti quasi in fondo, su un lato. L’unico altro Sex Pistols presente, Paul Cook, giunge con alcuni minuti di ritardo e sguscia silenziosamente verso il fondo dell’aula, con un movimento sobrio come l’abito che indossa. Colui che diede inizio ai Sex Pistols, Steve Jones, si trova da qualche parte a Los Angeles.

John Savage,  Il grande sogno Inglese

Dopo qualche rimescolamento di carte esordisce un avvocato di Lydon, florido e tarchiato, i capelli rossi con sfumatura regolamentare sulle orecchie. Andrew McDonnell mantiene il tono usato fin dall’inizio, dipanando con pazienza infinita i fili di un intrico lungo otto anni. Il dettaglio è suggestivo, ma lo svolgimento risulta premeditatamente lento: all’ora di pranzo McDonnell è giunto soltanto al punto della storia del gruppo in cui Matlock viene allontanato e tutti, tranne Lydon, cominciano a dar segni di irrequietezza. Cook scompare. A pranzo un cronista di agenzia si dice convinto che sarà raggiunto un compromesso, ma McDonnell prosegue imperterrito. Lydon sostiene, come già nel 1979, che McLaren ha amministrato male i suoi interessi e anziché corrispondergli il denaro che gli spettava per i diritti d’autore e gli acconti, lo spese per The Great Rock’n’RolI Swindle;  i suoi argomenti vertono sulla contestata validità del contratto originario del gruppo con la Glitterbest, un’improvvisata società  comprendente McLaren e il suo avvocato Stephen Fisher, e sulla presunta fine del libero sodalizio del gruppo originario sancita dal suo distacco. Due terzi della giornata se ne vanno cosi. Mentre viene letta ad alta voce la sua deposizione, intorno alle 15.15, McLaren è agitatissimo. Tutte le vecchie ferite del procedimento giudiziario del 1979 sono state riaperte e gli si profila dinanzi l’arida visione di un procedimento lungo. La deposizione è breve: una frase, comunque, rimane impressa. “McLaren ideò l’aggressivo e violento stile punk; esso fu opera del suo ingegno”. Dopo una stringata dichiarazione di disimpegno di Cook e Jones, la giornata si conclude con un riepilogo delle direttive: come ha intenzione il giudice di affrontare le due cause separate? Il pedante linguaggio legale deprime tutti, giudice incluso: “Che brutta giornata” dice mentre raccoglie gli incartamenti. Ma è una tattica efficace: “Orribile" borbotta McLaren mentre abbandona l’aula, e appare evidente che se il processo dovesse durare due mesi - come del resto è  a questo punto possibile - McLaren non avrà il fegato per sopportarlo. Nella seconda giornata sembra che si debbano accordare: c’è una ventata di movimento scuro e togato nello stuolo di avvocati, quando si passa ai mercanteggianti veri e propri. Alla riapertura della seduta Lydon riprende la sua posizione in prima fila; McLaren gironzola fuori dalla stanza. McDonnell si alza e, dopo le consuete blandizie, afferma che “i termini della questione sono oggetto di negoziato: suscettibili di accordo” per un  accomodamento definitivo, e vorrà il giudice  accordare un rinvio per “il resto della giornata e sino a giovedì?". Si augura che non sia un’inutile perdita di tempo per la  Corte. Chiaramente anche il giudice non gradisce una lunga causa: dice a McDonnell, con linguaggio appropriato, di proseguire su quella strada. Il caso viene aggiornato nel giro di dieci minuti.

16-1-86: Fuori dall'aula si raduna più gente, in attesa dell’esecuzione. Di prima mattina il cronista d’agenzia ha sentito dire che non ci sarà un accordo: ora pare invece che ci sia la volontà di raggiungerlo, se il livello di attività fra gli avvocati fa in qualche modo testo. A differenza di McLaren, che e indaffarato a corteggiare la stampa al Centro del l’androne, Lydon  è mimetizzato fra gente distinta. Quando gli passo accanto, dice ridacchiando, abbastanza forte per farsi sentire da tutti: <<Eccolo là, con quell'aria da pervertito..>>. Capisco l’osservazione: McLaren è arrivato in tribunale con un complete newyorchese Little Lord Fauntleroy. Il gioco comincia a diventare costoso: approssimativamente ciascuna  giornata in tribunale costa 10 mila sterline, vale a dire che solamente in questa settimana ne sono volati via 30 mila. La seduta viene riaperta subito dopo mezzogiorno: c’è un intoppo ulteriore, peraltro. Con il senso teatrale di chi sa come occupare la scena a McDonnell spiega che il numero delle parti in causa richiede un altro rinvio per ottenere tutte le firme  occorrenti. Possiamo rivederci dopo pranzo? Da The George, lungo la strada, Lydon sorseggia una mezza pinta seduto insieme a Joe Stevens, colui che lo strappò  all’orribile settimana di otto anni prima, quando i Sex Pistols  si separarono in America. Lydon è stanco, cortese, ma fiducioso: la vendetta è  un piatto che va consumato freddo. Poco dopo le due e tutto finito. Sventolando un foglio, McDonnell annuncia l`accordo: McLaren è tenuto a cedere al gruppo le due società  Glitterbest e Matrixbest, ottenendo in cambio la possibilità di revocare senza costi aggiuntivi la sua rivendicazione nei confronti del gruppo risalente al 1985. E’ una disfatta: McLaren aveva affrontato questa tornata di negoziati sperando di ricavarne almeno il film The Great Rock’n’Roll  Swindle, di cui era stato espropriato e che, a suo dire, era stato massacrato in modo crudele. Ora non gli rimane nulla, ed è sparito dalla circolazione.
Fuori, Lydon posa per le fotografie e fa la sua messa in scena per la stampa. Sa che in casi del genere, basati sul conflitto più antico e aspro nel mondo dello spettacolo, il conflitto fra artista e impresario, tra chi ha l’idea e chi le da vita, il pubblico e i giudici stanno sempre dalla parte dell’artista. l giornali fanno il resto: la cifra di 88Omila sterline, ossia il patrimonio amministrato dal fiduciario, schizza fino a un milione. “Un  mucchio di bel denaro, ed e tutto mio”.
McLaren risponde alla mia telefonata il giorno dopo, ovviamente sconvolto. Dopo un’esitazione iniziale non smette più di parlare; “Sembrava la storia di due vecchi che discutono di libri antichi. E’ stata la fine di un’era. Io devo guardare al futuro, anziché al passato: avevo chiesto al mio avvocato se c’era qualche possibilità di risolvere la storia entro venerdì e lui ha risposto: ‘Nessuna possibilità. Da parte sua non c’è disponibilità a negoziare.  Aveva in serbo dieci giorni di testimonianze per chiarire i fatti: gente come suo fratello, persone della tournée americana. Era una pazzia: se davvero pensa che non debba rimanermi nulla, è meglio dargli ciò che vuole”.

McLaren si riferisce ripetutamente a Lydon con lo pseudonimo ormai rinnegato. “E’ stato triste vedere Rotten con tutta la sua furia repressa. L’individuo è  esattamente lo stesso: nessun cambiamento dal 1978 al 1986. Semplicemente non intendeva cedere. Paul Cook ha detto una cosa molto acuta: ‘Rotten vuole vederti vinto, qualsiasi cosa tentiamo. Capisci, Rotten ti voleva bene. Non gli hai dato retta abbastanza’.  Ed è vero, io mi occupavo soprattutto di Sid. “Prova ancora qualcosa per te. E’ un problema enorme. Una psiche danneggiata ed esposta in pubblico. Non ci ho riflettuto mai quanto avrei dovuto. Pensavo sempre a un evento dietro l’altro e non in termini di relazioni interpersonali”.
“Non c’era verso di farmi passare sei settimane in aula per i Sex Pistols. Avremmo potuto raggiungere un accordo e tornarcene a casa soddisfatti. Ma lui non intendeva vedermi soddisfatto. Detestava il film e non voleva assolutamente che io lo sfruttassi commercialmente. Il film fatto da me: ero il personaggio principale. Hanno messo il film insieme a tutto il resto. Mi viene, in mente che appena prima della sentenza del 1979 io ero quello intoccabile: presi un aereo per Parigi e pensai: ‘E’ cosi. Questa è davvero la fine. E’ stato il mio cruccio costante per otto anni. Ora me ne sono liberato”.