23/07/13

Blues del ragazzo solitario: Kenneth Patchen

In quello strambo romanzo che é Memorie di un pornografo timido, una giornalista in vena di indagini letterarie interroga alcuni dei presenti alla folle festa che forma uno dei punti centrali del racconto.
- E Patchen? - chiese lei con la matita pronta. - Ah, Patchen. Nessuno lo prende sul serio – disse uno di loro. - Un apprendista che non è mai riuscito a crescere. – E’ un bambino noioso: un sacco di chiasso per nulla -disse un altro.

- Patchen ha perso l’imbarco - disse il signor Brill - Ha fatto lo sbaglio di credere che la poesia sia una specie di pattumiera dove si pub buttare di tutto, e di sicuro parecchie volte ha passato i limiti - Questo è tutto quanto, da Patchen, si è potuto raccogliere su Patchen. Il poeta, dice chi lo ha conosciuto, è un uomo scorbutico, cli poche parole. I critici, da parte loro, non si sono certo dati un gran daffare intorno a lui. Le antologie, anche quelle che raccolgono le cosiddette <<voci minori>>, lo ignorano. Una specie di congiura del silenzio, insomma, della quale il primo a non curarsi sembrava proprio il poeta. Impossibile, quindi, come dicevamo, avere delucidazioni da questo autore sconosciuto, da questo <<apprendista >> (stregone) che negli ultimi anni -- recluso in clinica per l’aggravarsi di una lunga malattia - si era ancora di più rinchiuso nel suo mutismo. Esso potrebbe comunque essere giustificato, alla fine, proprio dalla congiura del silenzio della critica: una specie di protesta, insomma, quasi uno ‘sciopero della parola’ contro un trattamento che non può non apparire ingiusto a chi prenda in considerazione un’opera poetica tanto vasta e tanto significativa.
Negli Stati Uniti, infatti, anche quei poeti e quei narratori che in gioventù hanno incontrato ostacoli sulla propria strada (accuse, e talvolta processi, per presunte << immoralità >>, o magari per spirito rivoluzionario) trovano sempre, in seguito, critici disposti a valorizzarli e la stessa “industria culturale” sa sfruttare assai bene lo scandalo << giovanile >> per un lancio in grande stile. ll caso di Kenneth Patchen è, invece, assai diverso.

Non uno scrittore per pochi: Patchen registra una schiera di lettori fedeli tra le più folte che un poeta americano possa contare (e le sue << sperimentazioni>>, da quelle verbali a quelle visive, sono servite da esempio e da prototipo a molti venuti dopo di lui). E allora? E’ probabile che l’ostilità di molta critica e della parte più conformista del pubblico - e anche, insieme, la << fedeltà >> dei suoi lettori - gli derivi dalla costante coerenza (si potrebbe dire addirittura dalla violenza via via crescente) della sua protesta sociale e antimilitaristica nel cinque volumi di versi stampati tra il ’39 e il ’45. L’essersi rifiutato di partecipare alle celebrazioni ufficiali della patria in guerra ha fatto di lui, probabilmente, il nemico che non si combatte con la critica ma con la più subdola arma del silenzio.
Padre dei << beats >>? Qualcuno ha avanzato questa ipotesi e qualche sua poesia, come << La scuola all’angolo>> o, meglio ancora, << Le grandi mani del boia>>, possono giustificare in parte una simile illazione. Patchen, tra l’altro, fu tra i primi a scrivere in favore di Ferlinghetti e di Ginsberg ai tempi del famoso processo scaturito dalla pubblicazione di <<Urlo>>.

Nato il 3 dicembre 1911, figlio di un operaio delle acciaierie, non riuscì a portare a termine studi regolari. Riuscì a frequentare per un solo anno il Meiklejohn’s Experimental College della Université del Wisconsin, ma la mancanza di mezzi lo spinse in quel grande calderone che, dopo la crisi del ’29, era la popolazione produttiva americana. Fece, come si può dire di tanti poeti e scrittori americani, tutti i mestieri. Il calderone
era pieno di fermenti ma anche di delusioni. Case grigie e squallide, camere da letto oscure, odori di smog, cavoli lessi, e urina, periferie industriali: ecco il paesaggio nel quale irrompono <<i ragazzi desolati. / Sonnambuli in una terra buia e terribile / dove la solitudine e uno sporco coltello puntato alla ,gola>>. La polemica contro i Moloch della società industriale è il filo conduttore. Un filo che si snoda su, dai quartieri poveri e che continua nel tuono contro la corruzione e il linciaggio, nella denuncia della delinquenza, dell’<<omicidio facile >>, e soprattutto in quel pacifismo umanitario che tanta parte ha sempre avuto nella letteratura di protesta americana, e che trovò una sua ragione organizzativa nel movimento delle colombe, per la fine della guerra nel Vietnam. In questo senso una poesia come << Che cos’e il bello?>> è una vera e propria dichiarazione programmatica dei diritti dell’uomo ricercati dopo il grande travaglio della rivoluzione industriale e della standardizzazione. Gran parte dell’opera di Patchen e concepita nel limbo dell’incubo, in un mondo dove l’umorismo è peggio che l’orrore. La frenesia regna in essa sovrana, in oscenità sinistre.
<< Before the Brave >> - nel 1936 e si conquistò il suo primo e probabilmente unico alloro ufficiale, il Guggenheim Felloship. Pittore, disegnatore singolare, venne colpito da una grave malattia alla spina dorsale. Essa era destinata a influenzare la sua già pessimistica visione del mondo, a rendere più completo il suo isolamento, più ostico il suo carattere. Da allora cominciò a coltivare quelle qualità << visionarie >> che sono un’altra chiave della sua esperienza poetica . Tutto, riesce a darci la misura di un poeta troppo ingiustamente ignorato in patria.
(13 Dicembre, 1911 – 8 Gennaio, 1972)

F. De Poli





ACCETTIAMO LA FOLLIA
Accettiamo apertamente la follia, O uomini
della mia generazione. Seguiamo
le tracce di questa età trucidata:
guardiamola trascinarsi attraverso la cupa terra del Tempo
fin dentro la chiusa Casa dell’eternità
con lo strepito che fa il moribondo,
con il viso che le cose morte portano - e non diciamo mai
volevamo di più; cercavamo di trovare
un uscio aperto, un completo atto d’amore,
che trasformasse la cruclele oscurità del giorno;
ma trovammo inferno e nebbia diffusi ovunque
sulla terra, e dentro la testa una putrida palude di
enormi tombe sbilenche.

LA MIA GENERAZIONE LEGGE I GIORNALI
Dobbiamo essere accorti e delicati; ricambiare
lo sguardo del poliziotto con un po’ di stima,
ricordare che questo non è un gioco di ombre cinesi,
piuttosto questo è il momento
di scrivere tutto, registrare le parole -
Voglio dire che dovremmo avere ancora un po’d'orgoglio
di gioventù e non dimenticare il destino di uomini
che dicono addio alle mogli e alle case
di Cui hanno letto, al ristorante mentre mangiavano,
<< Amore mio>>. - Senza rimpianti e Senza amarezze
ottenere la misura dei passi che facciamo,
1’ultima canzone ha scelto un tema d’amore
che ci libera da ogni male - distruggere ...?
perché no?   anche questo è strano... Buffo come
sia difficile essere accorti e delicati in questo,
nel trovare parole per segnare questa tomba,
voglio dire che nulla salvo il sangue in ogni strada
della terra puo dare Voce adeguata a questa perdita.

LO STATO DELLA NAZIONE
Capisci, erano seduti proprio dietro la porta
a un tavolo con due boccali di birra pieni e due vuoti.
Intorno s’aggirava qualche decina di persone, che ammazzavano
il tempo e si sbronzavano perché ormai niente più significava nulla
qualcuno guardò una ragazza e qualcuno disse
grandi cose succedono in Spagna
ma lei non alzò lo sguardo, neppure la Coda dell'occhio.
Allora Jack bevve la sua birra e Nellie bevve la sua
e le loro gambe si strinsero sotto la tavola.
Qualcuno guardò l’orologio e qualcuno disse
grandi cose succedono in Russia
Entrarono un poliziotto e due puttane e lui ordinò da
bere per due perché una aveva la sifilide
Nessuno sapeva perché ciò accadesse o se
sarebbe mai accaduto di nuovo in, questo mondo adirato
ma Jack bevve di nuovo la sua birra e Nellie di nuovo
la sua e, come a un segnale, un ometto entrò di furia,
attraversò il locale fino al banco e disse Ciao Steve
al barista.

BLUES DEL RAGAZZO SOLITARIO
Oh, nessuno é molto tempo, in nessun luogo é una grande sacca
per mettervi piccoli pezzi di cose graziose
mai realmente accadute a nessuno Salvo che
a coloro abbastanza fortunati da non essere nati
Oh, la solitudine é un brutto posto per accalcarvisi
soltanto con te stesso che Vai avanti e indietro
su un cieco cavallo bianco
lungo una strada vuota in cui incontri
tutti i tuoi amici faccia a faccia.
Nessuno é un lungo tempo.

LA SCUOLA ALL’ANGOLO
L’anno prossimo l’erba della tomba ci coprirà.
Ora stiamo qui, e ridiamo; guardando le ragazze che passano
scommettendo su cavalli bolsi, bevendo gin a buon mercato.
Non abbiamo nulla da fare, nessun luogo dove andare
nessuno.
L’anno scorso era un anno fa, niente di più
Non eravamo più giovani allora, nè adesso più vecchi
Riusciamo ad assumere aria di giovanotti
insensibili dietro ai nostri visi, in un modo o nell'altro.
Probabilmente non saremo del tutto morti quando moriremo
Non fummo mai nulla fino in fondo; neppute soldati.
Fratello, noi siamo gli offesi, i ragazzi desolati.
Sonnambuli in una terra buia e terribile,
dove la solitudine è uno sporco coltello puntato alla gola.
Stelle gelide ci guardano, amico,
stelle gelide e puttane

SE CIO' CHE CAMBIA E' SOLO IL MONDO
Se ciò che cambia è solo il mondo,
che si allontana sempre più dal bene e dalla grazia,
perchè sentiamo questo cambiamento l'uno nell'altro?
Se coloro che amiamo sentono il respiro come una ferita
e maledicono il sole stesso perchè dà luce
perchè sentiamo questo dubbio l'uno nell'altro?
Oh, il nostro è il cambiamento che i fiori sentono al mattino
Il nostro è il dubbio delle acque nel loro solenne scorrere!..



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