14/01/18

Disordine e anarchia: dove nasce l'arte

Laurie Lipton
Eh, le nostre stanze, le nostre case, le nostre.. passioni. Un buon studio per un artista è tutto, il posto forse più importante. E quelli più creativi (compresi i nostri!) possono a volte sembrare una discarica, o posti dove regna sovrano il disordine e l'anarchia. Ma è proprio in stanze come queste  che sono state create le più grandi opere d'arte, dove sono nate le idee più geniali.

Queste foto non sono glamour e mostrano gli artisti in uno stato naturale e quasi senza filtro. Questa è la storia dietro le quinte. Le immagini ci restituiscono gli artisti nelle loro quotidianità e nel loro lavoro, e tra mostri sacri, visionari, pop, avanguardisti, abbiamo scelto come al solito quelli di nostro gradimento, che sentiamo più vicini con la loro arte e personalità..
(via Bored Panda)





Pollock

Bacon


Alfred Roll

Alexander Calder

Rodolphe Boulanger


Salvador Dali

Neo Rauch

Bernard Buffet


 Howard Chandler Christy

Lucien Freud painting David Hockney


Otto Dix


Hr Giger

Alphonse Mucha

Picasso

Tamara De Lempicka

Andy Warhol
Willem de Kooning
Paul Klee
Frida Kahlo

M. Landry


Edvard Munch

11/01/18

Hepcat, Marcus Garvey era un eroe nato in Giamaica

Marcus Garvey era un negro nato in Giamaica
Marcus Garvey era un eroe nato in Giamaica
Sposò due mogli di nome Amy e Aimee
Aveva due figli, quelli di Amy
Uno è un dottore
Uno è un insegnante
Alcuni dicono Garvey Ded-o
Alcuni dicono di no Ded-o
Alcuni dicono di conoscerlo
Alcuni dicono che non lo conoscono..
Ho incontrato alcuni fanatici
l'altro giorno
hanno un piano indescrivibile..


Hepcat - Scientific




10/01/18

Philip Seymour Hoffman ci manca

Philip Seymour Hoffman è uno degli attori e artista più amato qui su INTERZONE. Lo ribadisco dopo aver già espresso il concetto in altri post su questo blog. Protagonista e comprimario, in ruoli drammatici, comici, in film d'avventura, di fantascienza, biografici, commedie, schivo e riservato, lontano dallo star system, Philip Seymour Hoffman  ci manca, e tanto. 
 
Muore domenica 2 febbraio del 2014 a soli 46 anni.
Uno dei migliori attori della sua, della nostra generazione.
Ricordo le mie prime reazioni: shock e tristezza. Come è stato possibile? Giovane, dotato, un vero talento.
Philip “elevava qualsiasi film in cui recitasse” –  e con un volto e una personalità inconfondibili.
E poi le linee temporali hanno iniziato a essere riempite di clip, una dopo l'altra, più di due decenni di lavoro ricco, variegato e sincero: la cascata di link su YouTube ha confermato qualcosa che troppo spesso si dava per scontato: Philip Seymour Hoffman era un attore straordinario - credibile, sfumato, intelligente, spesso elettrizzante . E, soprattutto, versatile. Anche se aveva le sue specialità (sguardo triste, genio impaziente, ghigno compiaciuto..), non ha mai dato due volte la stessa interpretazione. Nel suo lavoro c'era un filo comune: era un attore di straordinario controllo. Molte delle sue migliori performance hanno trasmesso quel controllo, e anche quando ha interpretato personaggi dal carattere difficile e disordinato, non c'è stata mai la sensazione (e la paura) che Hoffman perdesse il controllo. E questo, più della sua età o della sua persona o dei dettagli sordidi della sua morte, è la cosa più sconvolgente della vicenda: aveva perso il controllo di una dipendenza paralizzante.

Lo shock della sua morte, su come sia avvenuta rispecchia l'affetto e l'amicizia che avevo provato quando Hoffman era andato in riabilitazione - non per l'alcol o per le pillole, tossicodipendenze più comuni nello star system, ma per liberarsi dell'eroina. È una cosa seria e, anzi, era una storia di dipendenza che risale ai suoi vent'anni. Una storia.. comune a molti. Ma nonostante questo, l'immagine del geniale Hoffman morto nel suo bagno, un ago nel braccio, ci porta in una dimensione molto diversa ad esempio, dalla morte simile di altri personaggi: prendiamo quella di John Belushi.

L' immagine di Belushi era quella di Bluto Blutarsky, in Animal House; quando pensiamo a Philip Seymour Hoffman, pensiamo al Lancaster Dowd di The Master, ispirato a Scientology (Coppa Volpi a Venezia ex aequo con Joaquin Phoenix) o al suo brillantemente astuto Gust Avrakotos ne La Guerra di Charlie Wilson, o al suo affamato Truman Capote in Capote (per cui ha vinto il suo Oscar) . Non si possono conciliare nell'uomo capace di queste interpretazioni, il potere dell'attore e quello della dipendenza, che lo ha portato alla morte. Ma ci sono altre performance che suggeriscono quei demoni mai soppressi. C'è il suo lavoro potente e silenzioso in Love Liza, (Per Amore di Liza) col web designer schiavo della benzina che usa come anestetico al dolore esistenziale dopo il suicidio di sua moglie. (Voci, dicono che le continue ricadute di Hoffman potrebbero essere causate da una separazione dopo 15 anni di convivenza..). C'è la sua poco apprezzata trasformazione nel notevole La doppia vita di Mahowny , storia vera di un bancario canadese con una dipendenza dal gioco d'azzardo incontrollabile, il tossico dirigente immobiliare disperatamente in cerca di denaro di Onora il Padre e la Madre: vederlo in questi film, il modo in cui il suo personaggio non solo suddivide la sua dipendenza, ma che diventa uno schiavo infelice, a quanto sembra, ora, sia illuminante. Altre performance che continuano a tornarci in mente, Il dubbio, accanto a Meryl Streep, per il suo ruolo di sacerdote sospettato di aver abusato di uno studente di colore dal giorno della notizia della tragedia; il suo Phil Parma in Magnolia di Paul Thomas Anderson. Anderson ha lavorato con Hoffman cinque volte, gli ha affidato parti che qualsiasi attore avrebbe voluto interpretare, dal depresso disperato di Boogie Nights al sudicio pericoloso in Punch-Drunk (Ubriaco d'amore) al carismatico prevaricatore e ingannatore in The Master. Tutto è stato scritto per Philip, ma la parte dell'infermiere di grande dolcezza e umanità in Magnolia, è sembrata un suggerimento che questo personaggio fosse il vero Phil. In questo magnifico film, mantiene un rapporto allegramente volgare con il suo paziente che sta per morire, (un sempre grande Jason Robards), è sensibile ai malumori della moglie selvaggia e instabile del suo paziente e quando gli viene chiesto di rintracciarne il figlio con cui non ha rapporti da anni, è impossibile dimenticare la telefonata con questo sconosciuto, così semplice, così contenuta, ma così potente. In questo grande e coraggioso film, pieno di tossicodipendenti e misogini e abusatori e vittime, Phil di Hoffman non è la stella del film, ma in molte scene, è un personaggio puramente reattivo e potente. Philip Hoffman era sempre così coinvolto nelle scene dei suoi film che non si può distogliere lo sguardo dai suoi personaggi, anche se non era la star.


Come dimenticare i suoi film "musicali", Quasi famosi, nei panni di Lester Bangs,  Jack Goes Boating, una commedia in cui veste i panni di Jack, personaggio timido e socialmente inetto, autista di limousine appassionato di reggae, il Dj di Radio Rock, e ancora Boogie Nights, Il grande Lebowski..

Probabilmente il miglior attore della sua generazione, uomo schivo e riservato, una moglie, due figlie, poco o nulla si sapeva di lui. Niente a che fare con lo star system, niente spot, niente gossip. Neanche bellissimo, ma affascinante, sì.
Oltre al suo trasformismo straordinario, questo è quello che ci mancherà forse di più..
 
 
 

 

06/01/18

All Blues..





All Blues

 

Chet Baker

The sea, the sky.
And you and I.
Sea and sky and you and I.
We are all blues.
All shades, all hues
We are all blues;
Some blues are sad.
And some blues are glad.
Dark and sad,
Oh, bright and glad.
We are all blues.
All shades, all hues... Yeah.
We are all blues.
The sea, the sky.
And you and I.
Sea and sky and you and I.
We are all blues.
All shades, all hues
We are all blues;
Some blues are sad.
And some blues are glad.
Dark and sad,
Oh, bright and glad.
We are all blues.
All shades, all hues... Yeah.
We are all blues.
All shades, all hues... Yeah.
We are all blues.
All shades, all hues... We are all blues.



04/01/18

5 Documentari su You Tube

Non abbiamo sempre desiderato saperne di più sui nostri scrittori preferiti Alcuni di essi sono timidi, solitari, bevono grandi quantità di caffè e alcol : non è facile scoprire a fondo le loro personalità. I documentari ci aiutano a volgere uno sguardo sul loro processo creativo, sulle loro ossessioni e su come scolpiscono le loro storie.
Interzone ha una predilezione per i documentari, ne abbiamo presentato molti su musica, cinema ed altro. Qui ne abbiamo scoperto alcuni su grandi scrittori di nostra preferenza, tutti disponibili su YOUTUBE, da guardare comodamente su pc e cellulare. Sono bellissimi, penetranti e stimolanti e permettono di ascoltare la voce di geni del calibro di JG Ballard, che ci racconta la sua fascinazione per le autostrade, Margaret Atwood, che approfondisce le tematiche del suo distopico e bellissimo The Handmaid's Tale, (Il racconto dell'ancella) da cui il pluripremiato serial, (che tutti dovrebbero vedere), Sylvia Plath che ci svela la fonte delle sue poesie.


JG Ballard
Pubblicato nel 2014 il documentario sull’autore di alcuni tra i più grandi capolavori della letteratura distopica dura meno di un’ora. Ripercorre una carriera durata cinquant’anni e ricorda i momenti di difficoltà, come quando un recensore definì Crash l’opera di un grave malato mentale.
Celebrato per la cosiddetta trilogia dei disastri urbani (Concrete Island, High-Rise, Crash), Ballard ci guida attraverso la sua carriera nell'arco di 50 anni, comprese le polemiche sulla pubblicazione di alcuni dei suoi romanzi. Oltre al suo interesse per la connessione tra erotismo e incidenti stradali, Ballard ci racconta la predilezione per i paesaggi urbani, le highways, i parcheggi a più piani e gli hotel abbandonati: tutti gli elementi costitutivi dei mondi immaginari in cui ci siamo immersi così tante volte. È ora di rileggere High-Rise.
 
 

 

02/01/18

Dalle tombe al mainstream. Ecco a voi il 2018! Bauhaus Live 1998


31/12/2017
Lavoro pressante, con aspettative sempre troppo alte. E poi, bilanci esistenziali, il clichè per cui durante le festività nataliziea bisogna essere tutti felici. Un mix esplosivo di sentimenti e condizioni, che alcuni chiamano il Christmas Blues. L'obbligo di dover festeggiare che si percepisce e che deriva dall'idea stereotipata del Natale e del Capodanno, veicolata soprattutto dai media e dalla pubblicità. E allora vai con il senso di tristezza e depressione,  disturbi vari e attacchi di panico. E' una sorta di 'effetto post partum natalizio', diceono gli esperti. Ma noi, di fronte alle feste ed ai rituali, ce ne freghiamo.. E contrapponiamo al Capodanno istituzionale con feste chiassose, concerti in piazza con le solite mummie imbalsamate, balli con musica disco che ci rivolta, botti e pistolettate varie, una buona cena tra gli intimi, tanta birra scura, vino bianco, candele e tanto, tanto..buon vecchio Goth.
Sul Goth abbiamo letteralmente messo una pietra tombale con questo post di un pò di tempo fa, con tanto di glossario e playlist, ma vogliamo chiudere quest'anno con una delle band della nostra formazione. Non mi dilungo: i primi giri di basso che ho cercato di riprodurre sono proprio quelli di David J dei Bauhaus. Buon anno comunque a tutti, e se vi va, godetevi questo live del 1998, registrato all'Hammerstein Ballroom di New York City, il 9 e 10 Settembre. CHEERS!!!!


Dopo l'esplosione della prima ondata punk rock in Inghilterra e a New York negli anni '70, quello che resta è tanta oscurità. Mentre il decennio terminava, giovani musicisti colpiti dalla ferocia del punk e l'illegalità raccolgono le ceneri, accendono candele e invitano il mondo a una seduta spiritica. Le loro canzoni sono segnate da echi, distorsioni, linee di chitarra minimali e partiture di archi   dal gusto macabro; i capelli sono arruffati da sedute di elettroshock, le sbavature di eyeliner nero e i vestiti scuri  rafforzano l'atmosfera. Il Goth offre alla musica quello che l'horror aveva dato ai film: una possibilità di inclinarsi nel vuoto senza cadere, di avvicinarsi alla morte mentre si è ancora vivi. Registrato nel 1979 nel Northamptonshire, in Inghilterra, Bela Lugosi's Dead, la lode al vampiro di nove minuti dei Bauhaus, è ampiamente accettata come la fonte del goth. Poco dopo che il loro frontman Peter Murphy canta dei non morti su una scarsissima e discendente linea di basso, un'altra band Brits, i  Joy Division, trova una trascendentale malinconia in semplici progressioni di accordi e voci staccate baritonali, i Killing Joke ci spaventano con tamburi minacciosi e chitarre imprevedibili. I loro suoni si sono rivelati contagiosi: nei primi anni '80,  Cure e Siouxsie & the Banshees fondono il loro primo post-punk in fantasie lussureggianti e inquietanti, piegando i sintetizzatori e rallentando i loro tempi ad un'andatura cupa. In Scozia, Cocteau Twins iniziano ad incidere canzoni che suonano come rituali di iniziazione ad arcani culti di morte. C'è qualcosa nell'aria e nell'acqua nel Regno Unito, ma la desolazione sonora non resta confinata quì: a New York, i Suicide immergono i loro sintetizzatori in ondate di elettricità statica mentre Alan Vega urla di omicidi domestici.

Alla fine degli anni '80, l'estetica goth si trasforma in suoni industriali: Nine Inch Nails e Depeche Mode pongono meno enfasi sulle chitarre e molto di più su drum machine e synth caustici. Il Goth giace per lo più nell'underground durante il movimento grunge degli anni '90, in cui la rabbia e il sarcasmo prendono il sopravvento sullo sconforto; l'esplosione del mainstream ariva intorno alla metà degli anni 2000, quando My Chemical Romance and Panic! At Disco gettano una valanga pop sul melodramma dei loro antenati. Cantare la morte in in questi anni non sembra una strategia vincente, ma Gerard Way dei MCR conosce la storia: i bambini adorano sempre un buon fantasma. Oggi artisti come Jenny Hval, Makthaverskan e Zola Jesus tengono accesa la torcia goth con vestiti neri e larghi tendaggi. Una volta ventre minaccioso della società, il Goth passa frettoloso dalle tombe al mainstream.




Pitchfork ha parlato telefonicamente con Peter Murphy dei Bauhaus, che risiede a Istanbul da ormai da oltre due decenni.

Joy Division, Killing Joke e Bauhaus, la maggior parte delle band goth si sono formate nel Regno Unito. Perché pensi che il suono sia nato lì?
Peter Murphy: Gli inglesi hanno un debole per assorbire le influenze e rigirarle in qualcosa di originale. [Il Regno Unito] crea la propria cultura. È una cosa tipica di un'isola. Il punk ha lacerato un velo: la maggior parte delle band punk sono nate attraverso etichette locali autoprodotte; si poteva aprire un'etichetta e stampare un migliaio di dischi. C'era John Peel, che era un grande intenditore di musica in generale, e avrebbe suonato qualsiasi cosa all'epoca. I Sex Pistols hanno aperto una finestra sulle opportunità molto rapidamente. Un adolescente ha bisogno di urlare per qualcosa, è questo si è trasformato in una opportunità artistica.
Quando sono arrivato con [il chitarrista Bauhaus] Daniel [Ash], era solo una di quelle cose che erano destinate a essere quello che è. Abbiamo scritto metà del primo album nel primo fine settimana in cui eravamo insieme. Era la promessa scintillante di avere la possibilità di essere abili e creativi, senza complicazioni o gerarchie. Non c'erano muri; c'era un'apertura. E 'stato veloce: in sei mesi eravamo in cima alle classifiche indie, ed ero sul palco dopo alcune settimane, quando non ero mai stato su di un palcoscenico prima. Era giusto così.

Il primo singolo, "Bela Lugosi's Dead", dura nove minuti. Era una risposta alle canzoni veloci e brevi del punk?
No, no. Never Mind the Bollocks è stato fantastico, e subito dopo c'erano centinaia di gruppi punk. Quando abbiamo iniziato nel 1978/79, [il punk] ha lasciato il terreno in cui abbiamo potuto germogliare.
Ciò che ci ha spronato è stato suonare in tutta l'Europa e in Inghilterra. Abbiamo fatto uno show in un festival di Leeds, e il posto era vuoto per gran parte della giornata,  una volta annusato che stavamo arrivando, accorsero orde di ragazzi. Erano lì solo per noi. Era davvero quello che dovrebbe essere il rock'n'roll. Fanculo ai punk, cazzo. Nove minuti di una canzone davvero terrificante dal vivo sono stati più punk del punk. Non era come, "Creiamo qualcosa in contrasto con i tre minuti dei punk." Era tutto totalmente spontaneo e autoprodotto.

Quando avete registrato "Bela Lugosi's Dead", hai avuto un'idea di quanto sarebbe diventato influente?
Quando siamo entrati per registrare quattro canzoni per una demo, abbiamo fatto prima "Bela Lugosi's Dead" . L'abbiamo fatto in un'unica ripresa. Era la prima volta che cantavo in un microfono e in uno studio. E nel momento in cui è successo, è stato come, " Oh, sì!. "Gran parte della roba Bauhaus prima maniera, , Dan e io lo diciamo scherzando, è davvero tremenda.. È come un gatto che graffia su un tetto di lamiera. Ma avevamo delle idee che hanno funzionato. Quando l'ascolti ora, è così originale.


Come ci si sente ad essere stati così influenti per tante band?
Nessuno potrebbe essere simile a noi. Eravamo davvero imbarazzanti. Eravamo un gruppo di nevrotici davvero difficili.

Bene, come ci si sente a vedere le persone identificarsi con quello che stavate facendo?
Abbiamo ricevuto un sacco di demo e erano davvero brutte. Solo demo di goth spazzatura, voci basse e tutta quella roba. Quello poi, è diventato, immagino, la scena goth. È stato terribile. Penso che sia vero che abbiamo influenzato molte persone. Quando ascolti The Joshua Tree degli U2 e vedi l'album, si sono fatti fotografare da Anton Corbijn in modo da assomigliare ai Bauhaus, tutto in bianco e nero. Siamo stati molto influenti in modi che non sono ovvi, davvero.

C'è un momento in cui ricordi il tempo che i Bauhaus hanno incarnano?
Stavamo suonando a Derby, in Inghilterra. Ho scalato il palcoscenico, sono salito sulla balaustra, che era molto sottile, e mi sono appeso come Tarzan. Oscillavo come una ginnasta sul pubblico. Sono volato sul sipario, l'ho afferrato, buttato giù e atterrato sul bordo del palco. Ho terrorizzato tutti.

Oltre al tuo patrimonio musicale, il tuo stile è stato molto influente. Sei stato il modello visivo per il personaggio Dream nella serie Sandman di Neil Gaiman.
Sì, pensavo fosse grandioso. Sono immagini piuttosto sorprendenti.Sono stato indeciso nel fare causa e ottenere i diritti d'autore.

Hai anche interpretato un vampiro in The Twilight Saga: Eclipse. Come è stata quell'esperienza?
Ho pensato che fosse fantastico. È stato diretto da David Slade, che è inglese. Mi ha chiesto di entrare e suonare. Ha fatto l'occhiolino,  per quelli che sapevano chi ero, un rimando alla mia apparizione in The Hunger, il film di Tony Scott del 1983. Ho interpretato il primo vampiro della specie di vampiri di Twilight in The Cold One . Ho fatto degli stunt training su mia insistenza - volevo fare le acrobazie. Onestamente, sembrava un buon lavoro.

Hai avuto una lunga carriera nel fare acrobazie.
Eccoci quì..


Bauhaus at  Hammerstein Ballroom, New York City 1998..





Tratto dall' DVD Originale " Gotham " del 1998
(All Rights by Bauhaus)

Audiotrack remastered by RK Music Produktion.

-- Tracklist --

01.  Double Dare
02. In The Flat Field
03. A God In An Alcove
04.  Kick In The Eye
05. Hollow Hills
06.  In Fear Of Fear
07.  Boys
08.  She's In Parties
09. Passion Of Lovers
10. Dark Entries
11. All We Ever Wanted
12. Spirit
13. Bela Lugosi's Dead
14. Telegram Sam
15. Ziggy Stardust
16. The Passenger

Recorded:
Hammerstein Ballroom, New York City, 9 and 10 September 1998
Peter Murphy (Vocals, Guitar)
Daniel Ash (Guitar)
David J (Bass)
Kevin Haskins (Drums)





06/11/17

Fortissimi Cramps!

L’Irving Plaza è una vecchia sala dove agli inizi del novecento si esibivano i migliori teatranti dell’immigrazione europea, anche se, ancora prima, era stato il tempio della lirica, con il foyer rosso, i tappeti sgargianti, candelabri, cornici dorate e specchi giganti. Insomma, perfetto per accogliere i Cramps e i loro fan, che fanno a gara nello sfoggiare i migliori abiti demodé della loro collezione. Incredibili tute leopardate, zatteroni stratosferici, cappelli piumati a coprire capigliature impomatate, make up pesantissimi. Lo spettacolo, prima dello spettacolo, è grandioso. L'evento è sold-out, nonostante l'esibizione del gruppo qualche giorno prima al Warsaw di Brooklyn. Ad aprire i Von Bondies, senza infamia e poca lode scompaiono presto dal palco, dopo appena due brani.

 Lux Interior è inguainato in un involucro nero e argento, Poison Ivy (Rorschach) è sempre uguale a se stessa, lo sguardo fermo da femme fatale fende la folla ammaliata. Sono sempre gli stessi, lontani da ogni moda, e in fondo è questo che entusiasma i fan che ancora seguono e adorano la band. Sempre lontani dai cliché imperanti, i Cramps non si curano della loro staticità: d'altronde, se i due non avessero deciso di formare un gruppo a Akron, in Ohio, Lux avrebbe continuato a fare il Dj per qualche oscura radio Usa, sempre con la testa proiettata indietro di 20 anni.
Un ora e mezza di originale e devoluto psycobilly, urticante mescolanza di sonorità rock'n'roll e frenesie psicotiche: questi sono i Cramps, all'Irving: 45 minuti di riscaldamento e poi uno show che diventa davvero ..lurido. Di tanto in tanto Lux si sfila i decolté che sputano acqua come fontane, il sudore fuoriesce dai polsini della maglia, dal colletto, una signora di mezza età che applaude dal primo piano della sala. l'ultima parte del set Lux se la gioca con un dancefloor ricavato sul momento da una delle casse sospese sulla sala, finge orgasmi, l'asta del microfono né la sua maitresse.
L'industria si può impossessare di tutto, del low-fi, della science-fiction ma vedere sul palco gente come i Cramps che ha continuato a suonare ad una età in cui il resto dell'umanità si lascia ingoiare dalla routine dell'ufficio, si concede di bere solo il venerdì sera e aspetta di incanutire, è davvero una panacea..

Prima della prematura scomparsa Lux Interior rispondeva come 25 anni prima alla domanda di come trascorreva il tempo lontano dal palco:
<<Scopo con mia moglie e ascolto musica!>>.
La signora Ivy, vero nome Kristy Wallace  si è sempre dedicata all'arte della chitarra: soprattutto una Gibson ES 295 del 1962, mai usata dal vivo e ben custodita a casa. Negli spettacoli invece usava sempre una Gretsch del 1958. I Cramps ascoltavano  Rock'n'Roll degli anni '50 e '60, ma anche blues e un po' di roba anni '40 su vecchi dischi a 78 giri. Il suo entusiasmo per gli strani e più oscuri suoni della prima epoca rock era pari solo a quello di Lux.

<<Qualcosa di veramente singolare accadde alla musica strumentale tra il 1963 e il '64, la gente pensa che tra il Rockabilly e la British Invasion ci sia stato semplicemente il vuoto, ma quello che è invece il periodo in cui è fiorito il rock strumentale ed era davvero qualcosa di selvaggio. Non so come chiamare quel genere, non era certo rockabilly, lo definirei più 'stomping dance music' strumentale. La chitarra elettrica era ancora uno strumento nuovo per l'epoca e la gente restava impressionata dal tremolo o dal riverbero, tutti pensavano che quello fosse il suono del futuro, ecco perché senti la prevalenza di tanti sperimentalismi futuristici applicati a quella musica.>>
Era un piacere discorrere di musica  con Lux.



Fiends of Dope Island è stato l'ultimo disco dei Cramps, dopo quasi 6 anni di silenzio discografico, ed è stato prodotto dalla Vengeance, l'etichetta della band fondata nel 1978, e che Lux Interior e Poison Ivy Rorschach hanno rilanciato nel 2001pubblicando il loro intero post-I.R.S. catalogo (ad eccezione di Flamejob) su CD ampliati e rimasterizzati e su LP in vinile colorati. Ancora una volta pagando il loro tributo ai B-movie: il titolo deriva direttamente da The Fiends of Dope Island, pellicola del 1961 con uno dei più amati Tarzan cinematografici, Bruce Bennett, nei panni di un Robinson Crusoe sadomaso che colonizza una piccola isola dei Caraibi. Non contento di coltivare marijuana e contrabbandare pistole, ci porta pure una sexy dancer Glory La Verne per suo piacere!

<<Ogni volta che cercavamo di lavorare al nuovo disco succedeva qualcosa: prima un overdose del nostro produttore, poi mentre discutevamo del nuovo contratto, è stato arrestato. In seguito, abbiamo affrontato uno dei nostri potenziali editori in tribunale, per non parlare del rapporto disastroso con la Epithaph. Nel frattempo abbiamo comprato una fantastica Buick Riviera del '72 e deciso di produrci il disco in proprio, senza scadenze e contratti da rispettare.. Così è nato The Fiends of Dope Island.>>

A Lux Interior, Erick Purkhiser all'anagrafe, appassionato di arte e sciamanesimo, LSD e fan di Alice Cooper piaceva molto la fotografia. Possedeva più di 150 macchine fotografiche, tanto che per la copertina dell'album fu scelta una sua immagine. L'idea di mettere Poison Ivy sulle copertine degli album precedenti dei Cramps fu sua, pensava che avrebbero venduto di più. Dal vivo i Cramps hanno sempre spaccato, a differenza di altre band simili che sul palco sembrano ripetere un copione senz'anima. Come sempre gli show prevedevano una scaletta che pescava soprattutto dagli album vecchi, con Lux ad affogare il microfono nel suo condotto vocale, grande, rauco e spettrale; invocava demoni e vampiri. All'epoca dei concerti al CBGB e al Max's Kansas City andavano via più di una dozzina di microfoni a serata, ingurgitati, violentati durante i set furibondi. chi osava avvicinarsi alla chitarra di Ivy si beccava sonori calcioni ovunque capitasse. Fortissimi Cramps!

Coniugando una bizzarra mescolanza di rockabilly, b-movie degli anni '50, sesso perverso i Cramps furono una creazione veramente molto americana in cui affluivano 50 anni di cultura pop a stelle e strisce: il mondo dei mostri al drive-in, delle Cadillac, dell'hamburger, di Jayne Mansfield e della Fender Stratocaster,   mai con la stessa risonanza psichica dell'originale, i Cramps hanno celebrato tutto ciò che è sporco e brutto con una gioia perversa che ha attirato migliaia di fan: con la loro decadenza carnosa,  l'intera scena psichobilly sarebbe impensabile senza di loro. La loro influenza sulla rinascita del movimento rockabilly e su tutta la scena rock alla fine degli anni settanta, anche se poco riconosciuta, è stata primordiale.
Non bisogna dimenticare l'apporto dei due chitarristi che hanno affiancato Ivy nei Cramps: Bryan Gregory, che con le sue distorsioni e i suoi rumori diede il tratto primitivo alla band che presto iniziò ad attirare sia i fan che i rumors con i loro spettacoli al CBGB e al Max's Kansas City.  Gregory lasciò senza preavviso il gruppo, e circolarono voci riguardo a un suo presunto interesse per il satanismo, ma Lux e Ivy smentirono queste voci, sostenendo che i problemi di Gregory erano più probabilmente il risultato della sua dipendenza dall'eroina. La band si spostò da N.Y. a Hollywood, dove reclutarono Kid Congo Powers, chitarrista dei Gun Club. Ai tambuti Nick Knox sostituisce Miriam Linna, sorella di Gregory e va a fondare Kicks Magazine frenetica rivista culturale.
Nel febbraio 2009, la triste notizia: Lux Interior se n'è andato, all'età di 62 anni, al Memorial Glendale Hospital dopo aver subito una dissezione aortica.

Tantissimi fino ad oggi i tributi riservati a Lux e alla sua singolare figura. Under Sacred Music: Early Singles 1978-1981 è un bellissimo boxset dove ci sono le riproduzioni dei primi dieci 45 giri in vinile, i primi dieci singoli dal 1978 al 1981, più cartoline e altra memorabilia.
Esiste anche una versione in CD, di questo che è  un'introduzione o un promemoria notevolmente vicino alla perfezione della carriera dei Cramps .

Smell of Female  è invece un tempestivo richiamo alla passione, alla prescienza e all'originalità che era inerente alla musica dei Cramps. Buon ascolto..





03/11/17

Dead Kennedys Live CrossRoads Roma




Le bellissime foto di Roberto Scorta del concerto dei Dead Kennedys al CrossRoads di Roma 28-10-2017  - (click per ingrandire)
Noi c'eravamo!





Opening



Fun


DH Peligro


Bay Ray Guitar


Skipp & Ray


Skip


Bay Ray



Fun


Klaus & Ray



Skip


D. K.






 

14/10/17

D.B. Cooper, la misteriosa storia di un «nondescript man»


Siamo inciampati in questa storia, pubblicata dal Il Post e la riproponiamo. D.B. Cooper entra di diritto e per direttissima nelle Spiritual Guidance di INTERZONE. Senza ombra di dubbio. Buona lettura...

Dan Cooper è un poco conosciuto personaggio di fumetti creato in Belgio negli anni Cinquanta: è un aviatore canadese, famoso tra le altre cose per la sua abilità nell’usare il paracadute.

Dan Cooper è anche il nome con cui un uomo si presentò all’aeroporto di Portland, in Oregon, la mattina del 24 novembre 1971. L’uomo andò al banco della Northwest Orient Airlines, e comprò un biglietto sola andata per Seattle, nello stato di Washington: un volo corto, di circa mezz’ora, con un Boeing 727-100. Una volta a bordo Cooper fumò qualche sigaretta Raleighs, ordinò un bourbon e soda e poi chiamò accanto a sé l’assistente di volo Florence Schaffner. Le diede un bigliettino su cui c’era scritto che aveva una bomba e le mostrò una valigetta al cui interno c’erano cavi e cose che sembravano confermarlo: per non farla esplodere chiese 200mila dollari (pari a più di un milione di dollari di oggi) e quattro paracadute, da farsi consegnare all’aeroporto di Seattle-Tacoma. L’aereo atterrò, Cooper ottenne quanto aveva chiesto, lasciò andare quasi tutte le persone che erano a bordo e, tenendo qualche membro dell’equipaggio sull’aereo, ordinò di prendere il volo. A un certo punto, poco dopo, prese un paracadute e si lanciò dall’aereo con i 200mila dollari. Non fu più visto da nessuno.

Sono passati quasi 45 anni e Cooper non è mai stato trovato. Ci sono state indagini, ipotesi e teorie, ma niente di sicuro: non sui soldi, non sulla sua vera identità, non sul fatto che sia o meno riuscito a sopravvivere al lancio. Il 12 luglio di quest’anno l’FBI, l’ente investigativo della polizia federale degli Stati Uniti, ha detto di aver deciso di «destinare altrove le risorse investite richieste dell’indagine su Cooper». Il comunicato dell’FBI sembra quindi essere l’ultima evoluzione di una stramba e spettacolare storia da film. È divisa in due tempi: del primo, quello fino al lancio con il paracadute, si sa quasi tutto; nel secondo ci sono invece molte pochissime cose certe.

Il cognome del protagonista è Cooper, ma già sul suo nome iniziano i problemi: all’aeroporto disse di chiamarsi Dan, quasi certamente con un implicito riferimento al personaggio dei fumetti. Per via di un errore di qualche giornalista nei primi giorni in cui si parlò del caso il suo nome è diventato per tutti D.B.. Persino l’FBI ha sempre parlato di “caso D.B. Cooper”, pur ammettendo che al banco dell’aeroporto lui disse solo di chiamarsi Dan Cooper.
 
In base a quanto raccontato dalle persone che lo videro all’aeroporto di Portland e poi sul volo verso l’aeroporto di Seattle-Tacoma, Cooper era alto circa un metro e 80 centimetri, aveva tra i 40 e i 50 anni e indossava mocassini, un completo scuro con camicia bianca e un impermeabile. Cooper aveva anche una cravatta nera J.C. Penney con un fermacravatta di madreperla (cravatta e fermacravatta furono trovati sull’aereo). L’FBI ha sempre parlato di lui come di un «nondescript man», una persona ordinaria, senza nessun segno particolare. Cooper pagò in contanti il suo biglietto sul volo 305 e salì a bordo con la sua valigetta. Iniziò così quella che l’FBI ammette essere «uno dei più grandi misteri irrisolti della sua storia».
 
 
Il 24 novembre 1971 era il giorno prima della Festa del Ringraziamento e il volo 305 era pieno circa per un terzo. C’erano 36 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio. Il decollo fu alle 14.50 circa, Cooper era seduto al posto 18C e chi gli era vicino ne parlò poi come di un uomo tranquillo, rilassato, ordinario. Chiamò con fare gentile Schaffner, l’assistente di volo, e le diede il bigliettino. Pare che all’inizio lei non capì, pensando fosse un biglietto da visita di un uomo d’affari. Lui le chiese allora di avvicinarsi e sussurrò: «Signorina, è meglio che lo legga. Ho una bomba». Schaffner disse poi di aver visto cavi e fili collegati a una specie di batteria e cose che potevano effettivamente far pensare che lì dentro ci fosse una bomba. Cooper disse a Schaffner di sedersi accanto a lui e le fece scrivere le sue richieste – i soldi, i paracadute e un’autobotte per fare rifornimento all’aereo, pronta all’aeroporto di Seattle-Tacoma – dicendole poi di farle avere al comandante dell’aereo. Non si sa con certezza cosa c’era scritto sul bigliettino perché a un certo punto Cooper lo richiese indietro per non lasciare un indizio.

Schaffer andò dal pilota – William Scott – e lui contattò la torre di controllo dell’aeroporto di Seattle, dicendo cos’era successo. Ai passeggeri fu detto che c’era un piccolo problema e l’atterraggio sarebbe stato ritardato: né l’equipaggio né Cooper fecero sapere agli altri passeggeri che – forse – c’era una bomba a bordo. L’aereo restò in aria per circa due ore, girando intorno all’aeroporto in attesa che l’FBI – che nel frattempo aveva acconsentito alle richiesti di Cooper – preparasse tutto il necessario. Schaffner disse che quando ritornò da Cooper lui indossava degli scuri occhiali da sole e che, guardando fuori dal finestrino, dimostrò di conoscere la zona: le disse per esempio che lì sotto c’era la città di Tacoma, indicandola, e che a 20 minuti dall’aeroporto c’era una base militare. Dopo aver saputo che l’FBI aveva detto sì alle sue richieste Cooper ordinò un altro bourbon e soda e lo pagò (insistendo perché l’assistente di volo tenesse il resto).
 
L’aereo atterrò a Seattle alle 17.40 e Cooper si dimostrò esperto nel dire al pilota cosa fare: disse per esempio di spegnere ogni luce, per evitare che eventuali cecchini potessero individuarlo e colpirlo. L’FBI aveva nel frattempo raccolto i soldi: nel classico “piccolo taglio” e “non segnate”, come nei film. L’FBI aveva elaborato comunque un modo per poter riconoscere quei soldi: fu fatto un microfilm di ogni banconota e la maggior parte erano identificate da un “numero di serie” simile. Cooper aveva chiesto due paracadute primari e due di scorta. L’FBI gli propose dei paracadute militari ma lui li rifiutò chiedendo dei più semplici paracadute civili. Non è chiaro perché o se fece apposta: disse a Schaffner di conoscere la base militare (facendo pensare di poter essere o essere stato un militare), ma rifiutò i paracadute militari (facendo pensare di non essere in gradi di usarli). Forse sono coincidenze, forse era solo esperto in geografia, o forse era un genio.

Cooper ottenne ciò che aveva chiesto e in cambio liberò tutti i passeggeri e quasi tutti i membri dell’equipaggio, compresa Schaffner. A quelli che restarono sull’aereo disse di decollare e andare a sud-est verso Città del Messico, volando alla minore velocità possibile e senza superare mai i tremila metri d’altezza. Anche in quel momento Cooper dimostrò di intendersene di aerei, facendo capire a Scott e al suo copilota che sapeva cosa andava fatto per volare a quella certa velocità e a quella altezza. E loro lo fecero. Cooper si dimostrò comunque piuttosto comprensivo: disse di voler partire con il portellone posteriore aperto: gli fu detto che era pericoloso, e lui rispose che secondo lui non c’era nessun pericolo ma, comunque, disse che lo poteva anche chiudere, e così fece. L’aereo decollò da Seattle alle 19.40: a bordo c’erano Cooper, Scott, il copilota, e altri due membri dell’equipaggio. Accanto all’aereo cominciarono a volare anche due caccia F-106, che erano lì per tenerlo d’occhio.

Alle 20 circa Cooper fece andare tutti nella cabina di pilotaggio e disse loro di chiudersi dentro. Da lì loro videro una spia accendersi. Cooper stava per aprire il portellone posteriore dell’aereo: il pilota gli chiese cosa stava succedendo; lui disse di non preoccuparsi che era tutto sotto controllo, aprì il portellone e si buttò giù, con il paracadute. Era buio e pioveva piuttosto forte.
 
 
L’aereo atterrò poco dopo le 22 all’aeroporto di Reno, in Nevada. Di Cooper si seppe solo che si era buttato dall’aereo da qualche parte tra Seattle e Reno. È difficile dirlo con precisione ma si pensa che arrivò a terra da qualche parte vicino al fiume Washougal, nello stato di Washington. La valle del Washougal fu perlustrata per ore ma non si trovò niente, nemmeno il paracadute. Nel 1980 un bambino trovò in quelle zone – vicino al fiume Columbia (di cui il Washougal è un affluente) – tre pacchetti di banconote da 20 dollari, per un valore totale di 5.800 dollari. L’FBI le analizzò e disse che facevano parte di quelle date nove anni prima a Cooper.
Nei 44 anni, 7 mesi e 18 giorni in cui l’FBI ha indagato sul “caso D.B. Cooper” non ci sono state molte altre cose concrete, solide e sicure. L’FBI ha detto di aver «interrogato centinaia di persone, seguito ogni tipo d’indizio in giro per gli Stati Uniti e perlustrato nel dettaglio l’aereo». L’FBI ha anche spiegato che già solo nei primi cinque anni d’indagine aveva già individuato più di 800 sospetti, conservando solo qualche piccola speranza su una ventina di loro. L’FBI ha anche scritto:

Forse Cooper non riuscì a sopravvivere al salto. Il paracadute che usò non poteva essere “manovrato”, i suoi vestiti e le sue scarpe erano inadatti a un atterraggio di quel tipo, e lui saltò di notte sopra una zona piena di boschi: un posto pericoloso per un paracadutista esperto, e l’evidenza suggerisce che Cooper non lo era [pare che come paracadute di scorta ne prese uno finto e inutile].

Le indagini su Cooper ebbero una piccola ripresa nel 2007, quando del caso si occupò l’agente dell’FBI Larry Carr, che spiegò che nel 2001 era stato ottenuto un campione di DNA dal fermacravatta di Cooper. Fu però utile per escludere sospetti, non per arrestarne altri. Il test del DNA permise per esempio di escludere Duane Weber, un uomo che poco prima di morire aveva detto di essere Cooper. Uno dei tanti, in realtà: negli anni molte persone si auto-denunciarono o dissero di credere che qualche loro amico, parente o familiare poteva essere Cooper. In alcuni casi erano mitomani, in altri persone che in buona fede, scambiavano un quarantenne alto un metro e ottanta – un «nondescript man» – per Cooper.

È però grazie a Carr che si scoprì, solo nel 2009, che esisteva il Dan Cooper dei fumetti. Carr lo venne a sapere vagando tra i tanti forum online in cui si parla del caso, spesso con una quasi-venerazione per Cooper. La teoria di Carr è che Cooper fece il militare prima del dirottamento, magari in Francia o in Belgio: solo lì, e solo conoscendo un po’ di francese, avrebbe potuto leggere i fumetti su Dan Cooper, mai tradotti in inglese. Carr pensa anche che dopo aver fatto il militare Cooper ebbe un lavoro, magari come addetto al carico-scarico in aeroporto, che gli permise di imparare quello che sapeva sugli aerei. Sono però supposizioni, più che solidi indizi. Motivo per cui l’FBI ha deciso di chiudere il caso, lasciandolo irrisolto. Dovesse essere vivo Cooper potrebbe avere oggi poco meno o poco più di 100 anni. Su di lui sono stati scritti libri e canzoni e c’è pure qualche film: nessuno è però particolarmente bello, non tanto quanto la storia richiederebbe. Il New York Times ha scritto che vicino ad Ariel, una cittadina vicino a dove si pensa Cooper atterrò, c’è ogni anno il D.B. Cooper Festival.
 
fonte: 
Il Post
 
 


 

16/07/17

"Nessuno mi conosce veramente". Johnny Thunders


...Johnny Thunders
 
"Molte persone mi amano, molte persone mi odiano - non c'è via di mezzo. Ed è così che preferisco".
 
"Non cambierei niente, tranne il mio conto in banca".
  - Johnny Thunders

"Le sole cose tecniche che conosco sono treble, volume e reverb, ecco tutto".
  - Johnny Thunders

"Le N.Y. Dolls erano un atteggiamento, se non altro... un ottimo atteggiamento".
  - Johnny Thunders




Poche righe per Johnny Thunders (15 luglio 1952 - 23 aprile 1991), nato John Anthony Genzale, Jr., chitarrista, cantautore e punk rocker americano. Alla ribalta nei primi anni '70 come membro delle New York Dolls, in seguito con gli Heartbreakers e come artista solista. Johnny è nato nel Queens, New York, nel 1968 inizia a frequentare il Fillmore East e la Bethesda Fountain a Central Park nei fine settimana. Mariann, sua sorella maggiore, gli stila i capelli come Keith Richards: Johnny assiste a un concerto degli Stones con la sua fidanzata, Janis Cafasso, al Madison Square Garden nel novembre 1969, nasce così suo progetto di mettere insieme una band, proprio sulla scia di Jagger/Richards.
Verso la fine del 1970, incontra al Nobodys, un club su Bleecker Street nel West Village le future bambole Arthur Kane e Rick Rivets. La band si chiama Actress che più tardi, con David Johansen, Sylvain Sylvain e Billy Murcia, si tramuta nelle New York Dolls. Cambia anche il suo nome in "Johnny Thunders", ispirato da una canzone omonima dei Kinks..e da un eroe di un fumetto. Il resto è tutta una cavalcata in puro e semplice stile Rock'n'Roll. I Dolls hanno influenzato tutti quelli che sono arrivati dopo. Kiss, Bowie, Aerosmith e tanti altri, hanno tutti copiato dal loro look pazzesco: travestimenti, trucco pesantissimo, zatteroni e un sound mai sentito prima correlato da testi mai banali. Due album troppo avanti per i tempi, insuccesso commerciale e l'uso smodato di droghe presto distruggono la band, nonostante Malcom McLaren, arrivato dall'Inghilterra per dare nuovo slancio alla band: le bambole si esibiscono con la bandiera rossa con falce e martello sullo sfondo, ma i fan non apprezzano.

Compositore di immenso talento, grandissimo innovatore, antieroe per eccellenza fautore di caos musicale e creativo, avanguardia della cultura della strada e un stile unico alterna performance straordinarie ad eccessi con alcol e droghe. Con l'amico Jerry Nolan alla batteria, Richard Hell dei Television al basso e Walter Lure alla seconda chitarra forma gli Heartbreakers. Autentica macchina da guerra del R' n' R , precursori con un sound potente e rivoluzionario subiscono l'ostracismo dei discografici americani e non vengono capiti dal pubblico, tanto che è in Inghilterra che troveranno un contratto e una fama riconosciuta dopo aver partecipato all'Anarchy Tour con Sex Pistols e Clash.
L.A.M.F.(Like A Mother Fucker) viene pubblicato nel 1977 dalla Track Records, con Billy Rath che sostituisce Hell al basso ed è l'unico album di studio del gruppo statunitense. Anche se la registrazione del disco è problematico, sofferto, con un mixaggio approssimativo e le vicissitudini personali dei componenti del gruppo ad influenzare le session, L.A.M.F è un album epocale, un classico con un misto di punk, R&B e rock and roll al fulmicotone e un singolo che diviene un inno di un intera generazione: Born to Loose. E' un album che mi ha colpito al cuore, sempre tra i primi dei miei ascolti, nonostante la bassa qualità sonora. L'album è accolto bene dalla critica ma come sempre non viene premiato dal grande pubblico: canzoni come Baby Talk, All By Myself , I Wanna Be Loved, It's Not Enough, Chinese Rocks (scritta con Dee Dee Ramone), Get Off The Phone, Pirate Love verranno esaltate solo negli anni a venire e dopo la scomparsa di Johnny. Dopo una serie di tour estenuanti e la pubblicazione di album live anche gli Heartbreakers si frantumano. Johnny inizia una carriera solista che porta alla pubblicazione nel 1978 di un album bellissimo, So Alone, con brani che restano nella storia non solo del punk: Pipeline, You Can't Put Your Arms Around a Memory, London Boys, Leave me Alone.
Johnny Thunders pubblica altri album da solista con varie collaborazioni, Diary of a Lover,  In Cold Blood, Hurt Me, Que Sera Sera,  Copy Cats, album sempre troppo personali, intimi e originali per essere compresi. Subisce la medesima sorte di molti artisti geniali, l'ostracismo e la diffidenza, la sua musica non vende e Johnny si abbandona. L'eroina che lo ha accompagnato per quasi tutta la sua vita artistica lo uccide a New Orleans il 23 aprile del 1991. Viene trovato in un motel da un altro bad boy e leggenda del Rock, Willy De Wille, che all'epoca abitava di fronte.




Scaricate e ascoltate..

L.A.M.F.






27/05/17

Project-TO, dal collettivo torinese trip-hop,dark ambient ed electro-techno



Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Project-TO – Roger

Ritmica incessante che fonde trip-hop con astrazioni interplanetarie in perenne andirivieni tra stratificazioni dark ambient ed electro-techno: il collettivo elettronico torinese presenta il secondo video-single estratto dall'apprezzatissimo esordio “The White Side, The Black Side”.
Genere: techno, electronic, dark ambient, trip hop
Label: A21 Productions / Machiavelli Records
Release Date: 15.05.2017






Roger è il brano che chiude il primo lato di The White Side, The Black Side, elogiatissimo album di debutto di Project-TO, collettivo elettronico torinese composto da Riccardo Mazza (Battiato, Chick Corea, Gaber), Laura Pol e Carlo Bagini (Statuto, Righeira, Rettore).
Anche il video, parte integrante della videostory, conclude in modo simbolico il percorso onirico della protagonista, che dopo aver affrontato viaggi temporali e spaziali, essersi rapportata con l'altro e con il proprio doppio, affronta le paure più recondite rappresentate da un'invasione di insetti digitali. Il richiamo ai viaggi nello spazio esprime il superamento dell'angoscia esistenziale nello slancio verso il cosmo.


The White Side, The Black Side
https://soundcloud.com/project-to/sets/the-white-side-the-black-side

Project-TO nasce da un’idea di Riccardo Mazza (compositore, docente presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, artista multimediale specializzato nella ricerca sonora sperimentale e nell’interactive design) e la fotografa e videomaker Laura Pol. E’ un progetto “autoriale" di musica elettronica e visual che, insieme al tastierista Carlo Bagini già noto per aver collaborato insieme a band come gli Statuto, Righeira e Rettore, si sviluppa dall'interazione di elementi puramente elettronici con composizioni originali eseguite dal vivo insieme agli elementi visivi anch’essi eseguiti in tempo reale durante il live set. Un progetto in continua evoluzione che trasforma lo spazio in cui vive, generando performance live differenti ad ogni esibizione.


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